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Sito ufficiale Virtus Ragusa

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Orgoglio Virtus: il trionfo più bello dopo 305 giorni di passione

Ragusa è tornata in B con un gruppo strepitoso e una dirigenza sul pezzo. Il racconto di un sentimento che ha coinvolto l’intera città.

Trecentocinque giorni fa – era il 21 agosto 2023 – la Virtus si radunava al PalaPadua per una stagione piena d’incognite, con una retrocessione da riscattare al più presto. Ne è venuta fuori un’annata esaltante, e ciò a prescindere dal risultato. Non è un modo di dire. E’ ovvio che un’eventuale sconfitta nello spareggio con Pesaro avrebbe modificato i giudizi, facendoli diventare più severi. E che perdere l’atto finale di una stagione lunghissima avrebbe scalfito un percorso condito da trenta vittorie -mica male- e poche cadute.

Ma questa squadra è speciale, ha orgoglio da vendere, e ha evitato che accadesse. Sfuggendo all’ultima imboscata con le doti che, nel corso della stagione, le hanno permesso di guadagnarsi i galloni della favorita, di scalare le gerarchie di un campionato lungo e difficile, e far pulsare il cuore del suo popolo. E’ proprio questo il merito: aver saputo trasferire la propria capacità di essere squadra, e l’armoniosa coesistenza fra tutti gli attori (giocatori, staff tecnico, staff medico e dirigenti), all’esterno.

Senza emulare il passato e scostandosi con intelligenza dal mito di fine anni ’90, i ragazzi – con capitan Sorrentino in testa – sono riusciti a fare breccia nel pubblico del PalaPadua, che è tornato a riempirsi fino a straboccare. E’ successo fino a ieri, nonostante una contemporaneità scomoda (la Nazionale di calcio). Difesa, contropiede, intensità, e poi ancora attaccamento alla maglia, spirito di sacrificio, capacità di incassare e ripartire più forte. “Resettare” è la parola d’ordine. Dopo le sconfitte, ma soprattutto le vittorie.

Forse non era la squadra più talentuosa e più fisica, ma grazie al lavoro di coach Recupido e dei suoi assistenti, è divenuta la squadra più unita, con la corazza quasi inespugnabile, e un tempo di reazione sorprendente che ha portato alla vittoria su Pesaro dopo la “drammatica” serie – adesso che tutto è finito possiamo dirlo – con i “cugini” di Capo d’Orlando. La mazzata di quella gara-1, con la coda di una gara-3 persa dopo 40’ di frustrazione e di fronte a duecento temerari in trasferta, avrebbe devastato chiunque. Non la Virtus. Per questo è stato ancora più bello piangere e gioire, e farlo insieme, mentre sulla stagione scorrevano i titoli di coda che portano con sé tanta felicità mista a un pizzico di malinconia.

In questa sceneggiatura, ognuno ha avuto il proprio ruolo. Sabrina Sabbatini è stata una presidente premurosa e una Duracell ultra per tutta la stagione; i dirigenti l’autentico motore di tutto, perché tutti – grazie a loro – si sono sentiti a “casa”; lo staff tecnico ha lavorato sul campo e nella testa, sui giochi e sulla parte atletica (citazione d’obbligo per Lia), con un surplus di oneri per Gianni e Massimo, che hanno rappresentato il “collante” con la città; lo staff medico e fisioterapico ha fatto un lavoro eccezionale, sgrezzando il fisico dei giocatori come un orafo fa coi suoi diamanti, consigliando loro come mangiare e come recuperare; il team marketing e comunicazione ha proiettato l’immagine di un team sano, affiatato e vincente, riuscendo a intercettare l’attenzione e l’appoggio del pubblico e dei media; gli sponsor hanno fornito un contributo economico e una passione non comune; un grazie va a chi ha lavorato silenziosamente dietro le quinte, a cominciare dai magazzinieri; e poi c’è la squadra, fatta di giocatori talentuosi e uomini di spessore, nonostante l’età (ancora giovanissima). Una combinazione che si verifica poche volte, ma che quando accade viene fuori qualcosa di bello. “Sono stati sempre in dodici, anche dopo gli infortuni. Mai nessuno è uscito da questo gruppo”, dichiarava con orgoglio la presidente, prima della serie finale.

E’ stato un campionato lungo, che avrebbe consumato chiunque. La Virtus è arrivata in fondo dopo dieci mesi di logorio fisico e mentale, ma con una voglia immutata di stare insieme, e giocare l’uno per l’altro: alla fine ha giocato più di tutti, ed è anche quella ad aver vinto di più. Con finali clamorosi come in regular season a Reggio Calabria, nonostante tre “big” fuori con cinque falli, o il canestro di Marcus a fil di sirena con Sala Consilina; con dimostrazioni di solidità e maturità cestistica, come accaduto nei Play-In a Molfetta o nel doppio confronto in semifinale con Salerno. E’ una squadra che ha saputo resistere alle correnti avverse, e unirsi nella sofferenza, come è successo nella serie con l’Orlandina, dove – al netto delle due sconfitte più dure – è andata in scena la miglior prestazione stagionale (+17 in gara-2).

Questo campionato infinito è uno di quei casi in cui il viaggio conta più della destinazione. Ma per fortuna anche la destinazione ha il suo perché: la Virtus è di nuovo in B.  

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